FATTI SPAZIO: un workshop per donne su cambiamento, identità e immagine

“Non ho nulla da mettermi” Settembre mi è sempre sembrato più simile a un nuovo inizio di quanto lo sia gennaio. Si torna al lavoro, ripartono i progetti, ricompaiono gli appuntamenti rimandati prima delle vacanze. C’è voglia di rimettere ordine, qualche buon proposito e, nel giro di pochi giorni, un’agenda nuovamente piena. Per molte donne è anche il momento in cui riprendono le riunioni in presenza, gli eventi, le occasioni professionali. Si riapre l’armadio con un ritmo diverso da quello dell’estate. Ed è curioso quante volte proprio lì emerga una sensazione che ha poco a che fare con la mancanza di vestiti. “Non ho più niente da mettermi.” Nel mio lavoro di Image Coach la sento spesso. Di solito l’armadio non è vuoto. Anzi. Il punto è che quello che c’è dentro magari veste ancora bene, è stato scelto con cura e continua ad avere una sua logica. Eppure qualcosa non torna più. Negli ultimi anni questa sensazione è diventata un filo comune a molti dei miei percorsi di Empower Image Coaching, il lavoro strutturato e personalizzato di 4 o 6 mesi che svolgo con le mie clienti che occupano ruoli di leadership. La maggior parte delle donne che arriva a questi percorsi ha tra i 40 e i 60 anni e sta attraversando, o ha appena attraversato, almeno un cambiamento importante. È proprio da quello che ho osservato lavorando “sul campo” che è nato, insieme a Marianna Pontini, Counsellor Professionista, il workshop in presenza dedicato a identità, cambiamento, immagine e stile che si terrà a Milano il 24 ottobre 2026. FATTI SPAZIO – un workshop per smettere di rimpicciolirti Perché molte donne tra i 40 e i 60 anni sentono di non riconoscersi più? Perché tra i 40 e i 60 anni raramente cambia una cosa sola nelle vite di noi donne. La menopausa può coincidere con un passaggio importante della carriera o con la gestione di un figlio adolescente. I figli crescono proprio mentre il ruolo professionale diventa più impegnativo. Una maternità modifica tempi, corpo e priorità. Una separazione può costringerci a rivedere un futuro che consideravamo già scritto. Ci sono donne che hanno dovuto fare i conti con l’infertilità o con una maternità desiderata che non è arrivata. Altre hanno scelto consapevolmente di non diventare madri. Ci sono imprenditrici che hanno fatto crescere un’azienda, professioniste che sono diventate manager, donne che oggi hanno più responsabilità, più esperienza e più autorevolezza di quanta ne avessero dieci o quindici anni fa. Non significa necessariamente essere in crisi. Puoi amare il tuo lavoro, avere costruito molto, sentirti competente e avere una vita piena. Puoi prendere decisioni importanti ogni giorno e, nello stesso tempo, aprire l’armadio al mattino e pensare: “Questa non sono più io.” Non è una contraddizione. A volte è semplicemente il segnale che una parte di vita si è evoluta più velocemente dell’immagine che abbiamo continuato a portare con noi. Perché l’immagine personale può cambiare dopo i 40 anni? L’immagine personale intesa come personal branding o come standing professionale non dipende soltanto dai vestiti. Cambia insieme al corpo, al ruolo professionale, alle relazioni, alle esperienze e al modo in cui desideriamo essere viste e percepite. Quasi nessuna delle donne che inizia con me un percorso di Empower Image Coaching ha davvero bisogno soltanto di sapere quale colore è nella sua palette o come identificare la sua forma del corpo. Lavoriamo anche sul colore, naturalmente, così come sulle proporzioni, sui tessuti e sugli abbinamenti cromatici. Ma una parte importante del percorso riguarda le essenze di stile e soprattutto il guardaroba: capire cosa continua a rappresentarti, cosa appartiene a una tua versione precedente e cosa può invece essere reinterpretato. Contrariamente a quello che puoi pensare, evolvere il proprio stile non significa necessariamente cambiare tutto. Può significare smettere di vestirsi secondo automatismi costruiti anni prima e iniziare a fare scelte più coerenti con la donna che sei oggi. FATTI SPAZIO: un dialogo fra identità e percezione visiva Io e Marianna Pontini arriviamo da due professioni diverse, ma nel nostro lavoro incontriamo spesso gli effetti degli stessi passaggi o contesti. Marianna, come Counsellor Professionista, lavora anche con donne che hanno attraversato esperienze legate all’infertilità, alla maternità e a momenti della vita che possono cambiare profondamente il modo in cui si percepisce il futuro e ci s’immagina il futuro. La mattina, con Marianna, partiremo dalla linea del tempo e dalle diverse fasi della vita per riconoscere alcuni momenti chiave e osservare condizionamenti, stereotipi e modelli interiorizzati. Ci sarà anche un esercizio guidato per trasformare ciò che emergerà in un primo passo personale. Nel pomeriggio porteremo quel lavoro nell’Image Coaching. Parleremo di comfort zone stilistica, faremo un test cromatico di gruppo e andremo oltre l’armocromia con un’introduzione alle 7 essenze di stile, per osservare il proprio stile personale con uno sguardo più ampio. Lavoreremo anche sul guardaroba e sull’immagine professionale, un tema particolarmente importante per donne manager, imprenditrici e libere professioniste che negli anni hanno cambiato ruolo, responsabilità e modo di stare nel lavoro. La domanda che ci accompagnerà sarà molto semplice: quello che indosso oggi mi sta oppure mi rappresenta? Una giornata non cambia una vita, e diffido sempre un po’ di chi promette il contrario. Può però aiutarci a vedere con maggiore chiarezza alcuni automatismi e offrirci strumenti concreti per iniziare a fare scelte diverse.Io incontro spesso quel cambiamento più avanti, davanti allo specchio o all’armadio, quando una donna si rende conto che il proprio stile, il guardaroba o perfino l’immagine professionale continuano a raccontare una versione di sé che non coincide più del tutto con il presente. E che è rimasta “stretta”. Da questo confronto è nato FATTI SPAZIO. Non volevamo creare un corso di stile e nemmeno una giornata motivazionale. Volevamo mettere insieme due punti di osservazione diversi e lavorare sulla stessa donna: sulla sua storia, sui modelli che l’hanno accompagnata fino a qui e sul modo in cui oggi sceglie di rappresentarsi, anche attraverso l’immagine interna e esterna. Cosa faremo concretamente durante FATTI SPAZIO? La mattina, con Marianna,
Prima delle parole: neuroscienze e standing professionale

Come il cervello interpreta la nostra presenza e quanto immagine, corpo e comportamento contribuiscono alla percezione dell’autorevolezza Quando incontriamo una persona per la prima volta, il nostro cervello comincia immediatamente a raccogliere informazioni. Il modo in cui si muove, la postura, il volto, la voce, l’abbigliamento, la distanza che mantiene e il modo in cui occupa lo spazio contribuiscono alla prima rappresentazione che ci costruiamo di lei.Questo processo avviene molto rapidamente e continua durante l’interazione. Le informazioni successive possono confermare le prime impressioni oppure modificarle.Lo standing professionale si inserisce proprio in questo processo percettivo. Riguarda il modo in cui una persona viene letta nel suo ruolo: la competenza che trasmette, la sicurezza, l’autorevolezza, la credibilità e la coerenza tra ciò che comunica e il contesto in cui si trova. Abbiamo chiesto a Paola Gallas, Retail&Business Coach PCC e Learning&Development Consultant, esperta in neuroscienze, di aiutarci a capire che cosa accade nel cervello quando incontriamo una persona e ne interpretiamo la presenza. Paola, che cosa succede nel cervello quando incontriamo una persona per la prima volta? Il cervello deve orientarsi molto velocemente. Cerca di capire chi abbiamo davanti, quale può essere il suo ruolo, se possiamo fidarci, quale atteggiamento adottare nella relazione.Per farlo utilizza molte informazioni contemporaneamente. Alcune sono esplicite, come le parole e i contenuti della conversazione. Altre arrivano dalla comunicazione non verbale e paraverbale: espressioni del volto, postura, movimento, tono della voce, prossemica e aspetto.Possiamo parlare di inferenze rapide: il cervello raccoglie segnali, li confronta con le informazioni e le esperienze che già possiede e costruisce delle ipotesi. Quelle ipotesi possono cambiare quando la relazione offre nuovi elementi.Questo spiega perché la presenza professionale cominci a essere percepita prima ancora che una persona abbia avuto la possibilità di raccontare il proprio curriculum o dimostrare le proprie competenze. L’immagine entra quindi nel processo attraverso il quale percepiamo una persona? Certamente. L’abbigliamento e l’aspetto fisico forniscono informazioni che il cervello integra con gli altri segnali disponibili.Pensiamo a una persona che entra in una sala riunioni. Prima ancora che inizi a parlare, abbiamo già ricevuto informazioni sul suo modo di presentarsi, sulla postura, sul ritmo dei movimenti, sull’espressione del volto.L’abbigliamento può contribuire alla percezione del ruolo, dello status e dell’identità professionale. Il significato dipende però molto dal contesto. Lo stesso outfit può produrre letture diverse in un consiglio di amministrazione, in uno studio professionale, in un’azienda creativa o durante un incontro informale. Per questo trovo più utile parlare di sistema di segnali. L’immagine costituisce una parte di questo sistema e acquista significato insieme agli altri elementi della presenza. Quale ruolo ha la coerenza tra questi segnali? Un ruolo importante. Il cervello cerca continuamente di dare un significato alle informazioni che riceve.Immaginiamo una persona vestita in modo molto formale, con un’immagine perfettamente coerente con un ruolo manageriale, che durante la riunione parla con una voce molto bassa, evita il contatto visivo e mostra grande esitazione quando deve prendere una posizione.Oppure una persona con un abbigliamento più informale, adeguato al proprio ambiente professionale, che comunica con chiarezza, mantiene una postura stabile e interviene con sicurezza.L’abbigliamento, preso singolarmente, racconta una parte della storia. Gli altri segnali possono rafforzarla, modificarla oppure creare una discrepanza. La percezione dell’autorevolezza nasce dall’integrazione di queste informazioni. Cosa c’è dietro la percezione di sicurezza e autorevolezza? Un rapporto molto stretto. Quando osserviamo la presenza professionale di una persona, spesso pensiamo soprattutto alla sicurezza che trasmette. Dietro quella percezione ci sono anche processi emotivi e cognitivi.Le emozioni partecipano alla valutazione delle situazioni, alla selezione delle informazioni rilevanti e ai processi decisionali. Comprenderne il funzionamento aiuta quindi a leggere in modo più completo alcuni comportamenti che, dall’esterno, definiamo semplicemente come “sicurezza”, “autorevolezza” o “insicurezza”.Ho approfondito questo rapporto nell’articolo Le neuroscienze della leadership: perché le emozioni migliorano le decisioni, dove analizzo il ruolo delle emozioni nei processi decisionali e nella leadership.Lo standing ha anche una dimensione comportamentale. La percezione che produciamo negli altri viene alimentata da come reagiamo alle situazioni, da come gestiamo la pressione, da come ascoltiamo e da come prendiamo posizione. C’è anche un effetto dell’immagine sulla percezione che abbiamo di noi stessi? Sì. Questo ci porta al concetto di embodied cognition, che studia dalla prospettiva neuroscientifica il rapporto tra processi cognitivi, esperienza corporea e ambiente.Il nostro cervello riceve continuamente informazioni dal corpo. Postura, movimento, sensazioni fisiche e contesto contribuiscono alla nostra esperienza e possono interagire con emozioni, attenzione e comportamento.Anche la ricerca sull’enclothed cognition ha studiato il possibile effetto dell’abbigliamento sui processi psicologici.Trovo particolarmente interessante il fatto che possiamo osservare l’immagine professionale in entrambe le direzioni: riguarda il modo in cui veniamo percepiti e può interagire con il modo in cui viviamo la nostra stessa presenza. Che cosa ci dicono le neuroscienze in merito al lavoro consapevole sulla propria presenza professionale? Quello che sappiamo sul funzionamento della percezione offre una chiave interessante per comprendere il valore del lavoro sull’immagine e sulla presenza professionale.Se il cervello raccoglie e integra continuamente informazioni provenienti dall’aspetto, dalla postura, dalla voce e dal comportamento, diventa importante interrogarsi sulla coerenza dei segnali che stiamo trasmettendo.Da questa prospettiva, lavorare sulla propria presenza significa anche diventare più consapevoli di ciò che comunichiamo: quali caratteristiche vogliamo rendere riconoscibili? Quale presenza richiede il nostro ruolo? Il modo in cui ci presentiamo è coerente con ciò che vogliamo esprimere? Il nostro comportamento sostiene questa percezione?Le neuroscienze offrono quindi una chiave per comprendere perché questi elementi abbiano un peso nelle relazioni professionali. Il lavoro sull’immagine e sulla presenza permette poi di tradurre questa consapevolezza in scelte concrete.È un dialogo tra due prospettive diverse che possono completarsi: da una parte comprendere come il cervello percepisce e interpreta i segnali, dall’altra lavorare concretamente su quei segnali per costruire una presenza professionale coerente e riconoscibile. Chi e Paola Gallas Paola Gallas è Retail & Business Coach PCC e Learning & Development Consultant Attraverso Paola Gallas Management progetta percorsi per professionisti, manager e organizzazioni, lavorando sull’integrazione tra sviluppo individuale, competenze professionali e risultati. Dopo un percorso nel giornalismo economico e nella comunicazione d’impresa, ha sviluppato la propria
Armocromia e leadership visiva: a cosa serve davvero il colore nell’immagine professionale?

A cosa serve davvero l’armocromia oggi? Serve soprattutto come sistema di orientamento: aiuta chi ha poca dimestichezza con il colore a capire quali caratteristiche cromatiche dialogano meglio con il proprio volto e offre regole semplici per scegliere e abbinare. La consulenza diventa strategica quando a questa lettura oggettiva si aggiungono identità, emozioni, ruolo, contesto e obiettivi di comunicazione. Una transizione per niente banale dove il colore smette di essere una palette e diventa leadership visiva. Perché il back to work / back to school è anche una storia di percezione visiva Possiamo dire che il mese di settembre ha una memoria visiva molto precisa. Per molti di noi riconduce ancora alle sensazioni del primo giorno di scuola, zaino nuovo, scarpe nuove, astuccio nuovo, magari un capo scelto con particolare attenzione. Da bambini lo vivevamo come un rito. Oggi lo leggo anche come un piccolo esercizio di identità: volevamo sentirci parte del gruppo, essere guardati, essere riconosciuti e, in qualche misura, ammirati. Il bisogno di appartenenza e il desiderio di distinguerci convivono da sempre nella nostra immagine riflessa. Molto prima del personal branding impariamo che ciò che indossiamo produce un effetto sugli altri e modifica il modo in cui ci sentiamo dentro ad un determinato contesto. Questa dinamica continua anche nella vita professionale. Cambiano elementi come lo zaino e l’astuccio. Restano però domande dal forte impatto identitario: Come voglio essere percepito o percepita? Quanto voglio essere visibile? Quale ruolo/ posizionamento/personalità stilistica voglio rendere leggibile? Armocromia: uno strumento utile, soprattutto quando servono regole chiare Negli ultimi anni l’armocromia è diventata estremamente popolare. Il suo successo, secondo me, ha una spiegazione semplice: rende il colore comprensibile per la stragrande maggioranza delle persone. Per chi ha poca dimestichezza con gli abbinament cromatici, conoscere la temperatura, il valore, l’intensità e il concetto di contrasto cromatico offre una struttura da seguire con un acerta facilità e dimestichezza.. La palette colori assegnata dalla consulente riduce l’incertezza, facilita gli acquisti e crea coordinate cromatiche semplici da seguire. Questo è il suo valore. Vediamola come una mappa (anche digitale) che ci aiuta quando dobbiamo orientarci nel mondo retail, dal beauty al fashion. La mia riflessione professionale arriva subito dopo: una persona che conosce perfettamente la propria stagione cromatica conosce anche il proprio linguaggio visivo? Le due cose possono coincidere, ma appartengono a due mondi e livelli diversi. Dalla Color Harmony all’impronta cromatica personale Nei miei percorsi parto dalla Color Harmony, quindi dall’osservazione dell’impatto oggettivo che il colore produce sul volto. Temperatura, intensità, valore e contrasto modificano la luminosità percepita del volto, l’uniformità dell’incarnato, la definizione o meno di alcuni tratti somatici e elementi del mix cromatico di ogni individuo. A questa parte affianco il RAH Color Test, che introduce il rapporto soggettivo ed emotivo con il colore. Due persone con caratteristiche cromatiche simili possono attribuire significati molto diversi allo stesso rosso, allo stesso blu o allo stesso nero. Per una persona il rosso può rappresentare energia. Per un’altra esposizione. Per una manager il blu può essere diventato un codice di autorevolezza costruito negli anni; per un’altra può rappresentare esattamente il linguaggio professionale da cui desidera prendere distanza. Poi entrano in gioco le essenze di stile, gli archetipi di brand di Jung, il tuo ruolo, il settore in cui operi, il tuoi obiettivi a livello di leadership visiva, la cultura aziendale ei vari contesti professionali in cui ti muovi.. Il risultato che cerco è un’impronta cromatica personale: una strategia cromatica che abbia una logica visiva e, allo stesso tempo, appartenga davvero alla persona. Che cos’è la leadership visiva? La leadership visiva non è altro che la capacità di utilizzare consapevolmente i segnali della propria immagine per sostenere in maniera consapevole e personalizzata la tua identità, il tuo ruolo, il tuo posizionamento in relazione con diversi contesti dati. La ricerca sulle prime impressioni mostra quanto rapidamente formuliamo inferenze a partire da un volto. Willis e Todorov hanno osservato che esposizioni di 100 millisecondi possono già produrre giudizi su caratteristiche come affidabilità e competenza. Questi giudizi rappresentano impressioni, quindi scorciatoie percettive, e proprio per questo meritano consapevolezza. L’effetto alone, halo effect, descrive una dinamica affine: una caratteristica percepita positivamente può estendersi al giudizio complessivo sulla persona. Nell’immagine professionale questo significa che coerenza, cura, familiarità e presenza possono influenzare il primo fotogramma con cui veniamo letti. La leadership visiva lavora quindi su quel fotogramma senza costruire un personaggio. Lavora sulla coerenza tra intenzione e impatto a livello d’immagine percepita. Tredici anni in azienda mi hanno insegnato che il contesto cambia le regole Prima di lavorare nell’image coaching ho trascorso tredici anni in diversi ambienti corporate. Ho lavorato con persone di culture diverse, con differenti livelli di formalità, codici di business etiquette e modi di rappresentare status, autorevolezza e appartenenza. Questa esperienza ha plasmato profondamente il mio modo di lavorare oggi. Una regola estetica isolata dal contesto vale poco. Un colore, un dress code o un livello di formalità assumono significato quando rapportati a determinate interazioni umane, culture e settori di attività. L’armocromia sta passando di moda? La domanda che mi fanno spesso è se l’armocromia stia per svanire come tendenzae approccio alla consulenza d’immagine.. Il mio punto di vista invece ha un focus diverso: gli strumenti restano utili finché rispondono a un bisogno reale. L’armocromia continuerà ad avere valore come grammatica di base del colore. Non a caso, l’analisi cromatica rappresenta un primo pilastro dell’image coaching. Un punto di partenza, mai un punto di arrivo. La consulenza d’immagine evoluta aggiunge personalizzazione, intenzione, contesto e voce personale e ingloba forme, tessuti, materiali, fit e stile personale. Back to work. Back to school. Che sia un settembre misurato dalla cura, non dalla fretta. Dall’intenzionalità di un outfit, non solo dalla necessità di “fare parte del gruppo”.
STEPPER ITALIA CONVENTION 2026: formazione retail e team building aziendale attraverso un cambio di prospettiva

Formare un team vendita oggi significa andare oltre prodotto e tecniche commerciali. Image coaching, percezione visiva, storytelling e team building possono diventare strumenti concreti per migliorare consulenza, relazioni e cultura aziendale. Ogni cambiamento importante nasce da un cambio di prospettiva. Nel retail lo vediamo continuamente: prodotti, tecnologie e servizi raggiungono livelli di eccellenza sempre più elevati e lo fanno in tempi sempre più rapidi. La differenza, quindi, passa sempre di più dalle persone che quei prodotti devono raccontare, rappresentare e trasformare in un’esperienza per il cliente. È da questa riflessione che nasce il mio approccio alla formazione retail e alla formazione dei team vendita: integrare competenze commerciali con image coaching, psicologia della percezione, storytelling, comunicazione e cultura aziendale. Un approccio che ho portato recentemente anche alla Convention Stepper Italia 2026, attraverso un percorso dedicato alla rete vendita e al team interno, concluso con un’attività di team building aziendale. Cosa significa oggi formare un team vendita? Conoscere profondamente il prodotto rimane fondamentale. Ma chi lavora ogni giorno nella vendita e nella consulenza sa che, davanti a noi, non abbiamo mai soltanto un prodotto da raccontare: abbiamo una persona da comprendere. Ed è proprio qui che entrano in gioco competenze diverse. Come nasce una prima (buona!) impressione? Cosa influenza il modo in cui un cliente ci percepisce e si affida a noi? Quanto incidono i bias cognitivi nelle nostre valutazioni? E come cambia il valore percepito dello stesso prodotto quando impariamo a raccontarlo da una prospettiva diversa? Sono alcune delle domande che amo portare in aula, perché spesso aprono conversazioni che vanno molto oltre la vendita. Nel settore eyewear significa accompagnare agenti e ottici verso una consulenza sempre più consapevole: conoscere una montatura, certo, ma anche comprenderne il linguaggio estetico, saperne raccontare il valore e metterla in relazione con l’identità, le esigenze e le aspettative di chi la indosserà. Durante la Convention Stepper Italia dello scorso luglio 2026 abbiamo lavorato proprio su questo cambio di prospettiva, intrecciando percezione visiva, immagine professionale, bias cognitivi e brand storytelling. L’obiettivo? Portare a casa strumenti concreti per valorizzare il proprio standing professionale e, allo stesso tempo, imparare a osservare il prodotto, il cliente e la relazione commerciale attraverso una lente diversa. Dalla vendita allo storytelling: cambiare il modo di raccontare un brand Uno degli aspetti che considero centrali nella formazione delle reti vendita è lo storytelling. Raccontare un prodotto significa attribuirgli un contesto, un linguaggio e un significato che permettano al cliente di comprenderne il valore. Nel caso di Stepper abbiamo osservato il brand attraverso una prospettiva più ampia: qualità e competenza tecnica si incontrano con design essenziale, cultura della consulenza e strumenti pensati per supportare il centro ottico. Il ruolo dell’agente evolve così insieme al racconto del brand. Diventa un interlocutore capace di portare al cliente non soltanto una collezione, ma idee, strumenti formativi e nuove opportunità per migliorare l’esperienza all’interno del punto vendita. Ed è proprio qui che formazione commerciale e cultura retail iniziano a incontrarsi. Image coaching e formazione aziendale: l’immagine come competenza professionale L’image coaching applicato alla formazione aziendale non riguarda semplicemente il dress code. L’immagine è uno dei primi linguaggi attraverso cui interpretiamo una persona, un ruolo e un’organizzazione. Per questo, con il team interno Stepper, abbiamo lavorato sull’immagine professionale come espressione della cultura aziendale: dress code, armonia cromatica e comunicazione visiva diventano strumenti per comprendere come presentarsi nei diversi contesti professionali mantenendo coerenza tra persona, ruolo e brand. Significa passare dal concetto di “vestirsi correttamente” alla capacità di utilizzare consapevolmente la propria immagine come strumento di comunicazione professionale. Un tema che riguarda collaboratori, manager e reti commerciali e che può essere integrato all’interno di percorsi più ampi dedicati a personal branding, leadership e comunicazione Team building aziendale: quando la percezione diventa uno strumento per conoscere gli altri La formazione, però, può uscire dall’aula tradizionale. L’ultima giornata della Convention, progettata insieme a Paola Gallas, ha trasformato le tre parole scelte da Stepper – Crescere, Condividere, Ispirare – in un laboratorio esperienziale. Abbiamo utilizzato la percezione dell’immagine e le 7 Essenze di Stile per osservare un meccanismo che sperimentiamo continuamente: incontriamo una persona e, ancora prima di conoscerla davvero, iniziamo a costruire una rappresentazione di chi abbiamo davanti. Da qui è nato il lavoro dedicato al team interni e sales, riuniti in un unico team building aziendale. Come mi percepiscono gli altri? Quanto questa percezione coincide con quella che ho di me? E cosa succede quando impariamo a osservare le differenze da una prospettiva diversa? In questo modo l’image coaching diventa anche uno strumento per progettare team building aziendali dedicati alla comunicazione, alla conoscenza reciproca e alla collaborazione. Non un’attività ludica fine a se stessa, ma un’esperienza capace di generare conversazioni che difficilmente emergerebbero nella quotidianità lavorativa. Formare significa cambiare prospettiva La formazione retail contemporanea ha come missione quella di creare connessioni tra competenze tradizionalmente considerate separate. Nel mio lavoro costruisco percorsi su misura che integrano elementi di image coaching, percezione visiva e storytelling nella vendita consulenziale, modulandoli in base alle persone coinvolte e agli obiettivi dell’azienda. Una rete vendita ha esigenze diverse da un team retail, così come un gruppo di store manager richiede strumenti differenti rispetto a un team corporate: per un brand eyewear il focus può essere un nuovo storytelling commerciale, per un’altra realtà la priorità può diventare la comunicazione interna, la leadership o le dinamiche di gruppo. È proprio questa personalizzazione a rendere la formazione uno strumento strategico. Possiamo trasferire moltissime informazioni durante una giornata in aula, ma ciò che rimane davvero accade quando qualcuno torna al proprio lavoro e inizia a guardare un prodotto, un cliente, un collega o persino se stesso con occhi diversi.
OPTOVISION 2026 TOUR: come la consulenza eyewear sta trasformando la scelta degli occhiali nel centro ottico

Consulenza eyewear: perché oggi scegliere un occhiale è molto più di una questione estetica È proprio da questa evoluzione che nasce il progetto sviluppato insieme a Optovision Italia, azienda del Gruppo Rodenstock, attraverso il metodo CM Style Ritual. Negli ultimi anni la consulenza eyewear ha subito una profonda evoluzione. Se in passato la scelta di una montatura era guidata principalmente da criteri tecnici, estetici o legati alla forma del viso, oggi il cliente cerca qualcosa di più: desidera sentirsi ascoltato, compreso e guidato in una scelta che racconti la sua identità. Per questo motivo temi come consulenza d’immagine, contrasto cromatico, armonia visiva e percezione dell’immagine stanno diventando sempre più centrali all’interno del centro ottico. L’occhiale è a tutti gli effetti un accessorio che accompagna il volto ogni giorno, si deve adattare ad ogni outfit, make up, colore di capelli o stato d’animo. Una dichiarazione di stile ma anche un rifugio, una zona di comfort. Dal prodotto alla relazione: il nuovo ruolo dell’ottico Il futuro della consulenza ottica passa quindi attraverso un approccio sempre più personalizzato. Oggi il cliente non acquista semplicemente una montatura. Cerca una soluzione che si integri con il proprio stile di vita, le proprie esigenze quotidiane e la propria immagine riflessa. Per questo motivo l’ottico moderno è chiamato a sviluppare nuove competenze consulenziali, capaci di unire aspetti tecnici e aspetti relazionali. Lo storytelling del prodotto si deve adattare ad ogni tipologia e generazione di consumatori, che sono sempre più informati e preparati grazie all’avvento della tecnologia. Face shape, contrasto cromatico e percezione visiva Tra gli strumenti più efficaci nella consulenza eyewear troviamo il face shape e il contrasto cromatico. L’analisi della forma del viso permette di identificare le caratteristiche morfologiche della persona e individuare le montature più armoniche non solo per la sagoma del volto ma anche per le varie caratteristiche morfologiche del portatore: distanziamento degli occhi, larghezza del volto, appoggio sul naso, distanza rispetto all’arcata sopraccigliare. Il contrasto cromatico, invece, aiuta a comprendere il rapporto fra il colore più chiaro e quello più scuro del mix cromatico del cliente (pelle, capelli, occhi, sopracciglia) e a scegliere colori, materiali che possano valorizzare queste caratteristiche cromatiche specifiche. Quando questi elementi vengono integrati con la consulenza d’immagine e con l’osservazione dello stile personale, la scelta dell’occhiale diventa un’esperienza molto più coinvolgente e significativa. Il progetto sviluppato con Optovision (gruppo Rodenstock) È proprio da queste riflessioni che nasce il progetto sviluppato insieme al team Marketing e Formazione di Optovision Italia, azienda del Gruppo Rodenstock. Negli ultimi mesi ho avuto il piacere di collaborare alla realizzazione del CM Style Ritual, un metodo di consulenza eyewear progettato per aiutare gli ottici a costruire una soluzione visiva personalizzata attraverso un approccio semplice, concreto e immediatamente applicabile in store. Il percorso integra le caratteristiche delle lenti ColorMatic®, la scelta della montatura, le occasioni d’uso del portatore, la percezione visiva e lo stile personale. L’obiettivo è accompagnare il professionista in una consulenza più completa, capace di mettere al centro la persona prima ancora del prodotto. Il tour Shape Your Vision: Milano, Fasano e Roma Durante il tour Shape Your Vision abbiamo incontrato decine di ottici nelle tappe di Milano, Fasano e Roma. In ogni incontro è emersa con forza una consapevolezza: il linguaggio della consulenza sta cambiando. Un cliente della Generazione Z comunica aspettative, valori e bisogni in modo diverso rispetto a un Millennial o a un Baby Boomer. Per questo motivo diventa fondamentale fornire agli ottici strumenti e nuovi touch point di consulenza nel punto vendita che permettano di costruire relazioni più profonde e personalizzate. CM Style Ritual ed Essential Kit: quando la formazione diventa esperienza Ad accompagnare il CM Style Ritual durante il tour è stato il nostro Essential Kit di consulenza eyewear. Il kit è stato progettato per trasformare concetti complessi in strumenti immediatamente utilizzabili durante la consulenza. Attraverso le cornici dedicate all’analisi del contrasto cromatico, i supporti per l’identificazione delle macro stagioni cromatiche e gli strumenti dedicati al face shape applicato alle montature, gli ottici hanno potuto sperimentare un approccio pratico, intuitivo e coinvolgente. Silvia Calenic e la consulenza eyewear Da anni lavoro nell’ambito della consulenza d’immagine applicata al’retail e nello specifico al mondo eyewear, aiutando aziende, centri ottici e professionisti a integrare strumenti consulenziali e uno storytelling fresco, attuale per rafforzare la relazione con i clienti, diversificare le esperienze di acquisto in store e, soprattutto, aumentare il sell out. Credo che il futuro della consulenza ottica non passi solo dall’innovazione tecnologica, ma soprattutto dalla qualità della relazione con il cliente. Le persone cercano qualcuno a cui affidarsi, qualcuno che sappia ascoltare, osservare e guidare davvero la scelta. Un modello di Intelligenza Artificiale può suggerire una montatura o un colore di lente in base a una forma del viso o a una tipologia cromatica, ma rischia di fermarsi lì. La consulenza, quella umana e personalizzata,, inizia proprio dove finiscono le regole preconfezionate: nella capacità di capire chi abbiamo davanti, cosa cerca e come vuole sentirsi con quell’occhiale
REMAX REPLANNER ARCORE 2026: Vestire la leadership nel real estate

✨ Quanto è importante la prima impressione quando parliamo di settore immobiliare? Nel real estate vendiamo fiducia, visione, sicurezza. E tutto questo passa, prima ancora delle parole, dall’immagine percepita dell’agente immobiliare. Il 27 febbraio, insieme a Simona Franco, Associate Broker REMAX Replanner Arcore abbiamo creato un nuovo format di training sulle soft skills nel real estate. Un progetto nato da una consapevolezza chiara: l’agente immobiliare è un brand. E come ogni brand, comunica costantemente, anche attraverso la presenza, lo stile, i colori. 👉 Come viene percepito oggi un agente immobiliare nei primi 30 secondi di incontro? Cosa è successo in aula Abbiamo messo sul tavolo i bias più diffusi: Li abbiamo analizzati, riconosciuti e trasformati in strumenti di lettura del cliente. Con la BusinessCromia® abbiamo lavorato sui colori come leva di leadership e posizionamento: Attraverso l’Image Coaching su misura, ogni partecipante ha esplorato identità professionale, presenza e coerenza tra immagine e ruolo. Lo stile è diventato intenzionale. Cosa portano a casa i partecipanti Nel real estate l’agente è il primo asset che il cliente sceglie. Chi indossa il colore conta più del colore stesso. La prima impressione rappresenta una leva concreta di business. Tra una visita e una firma, spesso la differenza nasce proprio lì.
OXO Campus 2025: l’ottico come consulente d’immagine nell’eyewear

👓 Lusso e convenienza, personalizzazione, funzionalità, trasformazione digitale e sostenibilità. Cinque parole chiave che hanno aperto il percorso dell’OXO Campus, conclusosi nel 2025 dopo tre tappe intense e formative ad Acireale, Arenzano e Catania. Ma più che un semplice percorso formativo, il Campus è stato un laboratorio di esperienze, confronto e crescita, dove gli ottici hanno potuto riscoprire il proprio ruolo consulenziale e il potenzialedell’occhiale come strumento di identità. Cosa abbiamo fatto in aula In ogni tappa, insieme a Stepper Italia – Paola Crivelletto, abbiamo affrontato il tema della consulenza d’immagine applicata all’eyewear con un approccio concreto e immersivo: ✨ In aula, ogni montatura diventava un esempio concreto: un’occasione per capire come guidare il cliente verso una scelta consapevole, sia per chi cerca armonia sia per chi vuole osare e esprimerela propria personalità. Armonizzare o caratterizzare? Questo è stato il filo conduttore del percorso: aiutare gli ottici a capire quando armonizzare il viso del cliente e quando caratterizzarlo, creando un look distintivo. Ma non si tratta solo di colore o forme. L’obiettivo era mostrare come l’occhiale possa raccontare una storia, comunicare uno stile e trasformare l’esperienza di acquisto in un vero momento diconsulenza e relazione. Il risultato? Un’occasione per ripensare il ruolo dell’ottico, da venditore a consulente di immagine, capace di costruire valore per il cliente e per il proprio business. Condivisione, collaborazione e riflessioni Un ringraziamento speciale alla mia partner d’eccezione, Paola Crivelletto – Stepper Italia, per la sintonia e la collaborazione costante, e a tutti i colleghi relatori e all’organizzazione dell’OXO Campus,che hanno reso ogni tappa un’esperienza stimolante. Grazie a Paola Gallas, Roberta Polimeni, Giuseppe Basile, Fabio Frisani e a tutto il team di OXO Italia – Consorzio Optocoop Italia per aver reso possibile questo progetto. Il valore più grande del Campus? Il confronto autentico e la possibilità di mettere le persone al centro, superando vecchi schemi e mostrando che la consulenza d’immagine eyewear non è unaccessorio, ma una componente essenziale della professione dell’ottico. Un’eredità per il futuro L’OXO Campus si è concluso nel 2025, ma il percorso lascia strumenti concreti, ispirazione e nuove prospettive. Gli ottici partecipanti hanno potuto sperimentare un approccio nuovo, imparando a guidare il cliente con competenza, empatia e creatività, trasformando ogni montatura in uno strumento di stile eidentità. 🎨 L’armocromia non divide solo i colori: divide le idee e apre alla riflessione. E il vero risultato dell’OXO Campus è stato proprio questo: mostrare che l’ottico è oggi un consulente a 360°, capace di trasformare la relazione con il cliente e creare esperienze memorabili.
Formazione innovativa: Image Coaching in azienda

Porta l’image coaching nel tuo team Integrare l’image coaching nella formazione aziendale significa investire nel benessere delle persone e nella forza della loro comunicazione. È un modo concreto per agire sulla sostenibilità relazionale e sulla qualità della presenza professionale. Contattami per costruire insieme il progetto più adatto alla tua realtà.Dal team building all’empowerment, dalla formazione tecnica alla valorizzazione umana: oggi, prendersi cura dell’immagine è un gesto di leadership. In un’epoca in cui la cultura aziendale si misura anche attraverso il benessere delle persone, la loro presenza e la qualità delle relazioni interne, la consulenza d’immagine si rivela una risorsa formativa concreta, innovativa e perfettamente allineata ai valori ESG. ESG è un acronimo che sta per Environmental, Social, Governance, ovvero Ambientale, Sociale e di Governance e rappresentano tre criteri fondamentali utilizzati per valutare la sostenibilità e l’etica sociale di un’azienda o di un investimento. – Fonte ESG 360 Integrare l’image coaching in percorsi di formazione aziendale o attività di teambuilding non è una scelta estetica, ma una strategia di comunicazione e valorizzazione interna. Perché quando le persone si sentono riconosciute, viste e in armonia con ciò che comunicano, lavorano meglio, collaborano con più efficacia e rafforzano il senso di appartenenza. I principali benefici dell’image coaching in azienda Due format formativi in particolare rappresentano un’opportunità concreta per le aziende che desiderano un approccio moderno, coinvolgente e ad alto impatto: BusinessCromia e Styling Club. BusinessCromia Il colore come leva di comunicazione professionale BusinessCromia® nasce come percorso di business image consulting per imprenditrici. Si è sviluppato ulteriormente un workshop pensato per portare l’armocromia in azienda in una forma evoluta e strategica. Si parte da un’analisi cromatica avanzata, basata su regole di abbinamento inedite e sulla psicologia del colore, per arrivare a costruire una vera e propria strategia visiva personale. L’obiettivo non è solo scoprire “quali colori ci donano”, ma imparare a utilizzare il colore come strumento di comunicazione efficace, in coerenza con il proprio ruolo, con il linguaggio visivo aziendale e con l’identità professionale. Un elemento distintivo del percorso è l’integrazione con il lavoro sugli archetipi di brand. Ogni figura professionale, infatti, incarna un’identità simbolica e narrativa: il Leader, il Mentore, il Creatore, il Caregiver. L’immagine, e in particolare i colori indossati, possono rafforzare e rendere immediatamente riconoscibile questa identità, in linea con l’immagine percepita dell’azienda stessa. Il risultato è la creazione di una palette cromatica aziendale personalizzata che parla non solo al corpo, ma alla visione e alla cultura dell’organizzazione. Ideale per: percorsi di empowerment, comunicazione interna, leadership visiva, onboarding di figure manageriali, team HR, customer care, risorse in rappresentanza esterna. Styling Club Intrattenimento formativo per eventi aziendali Styling Club è un format dinamico, modulare e adatto a essere inserito in occasioni speciali come eventi aziendali, ricorrenze o attività di welfare. Si tratta di una serie di mini workshop esperienziali, pensati per offrire un momento di formazione leggera ma significativa su temi come stile personale, forma del viso, abbinamenti, accessori, espressione estetica. Ogni sessione è progettata per coinvolgere e valorizzare la persona, in un clima positivo, non giudicante, dove si crea condivisione e rafforzamento dei legami all’interno del team. Le aziende possono scegliere di inserire lo Styling Club in occasioni come: Ideale per: creare momenti di valore, benessere e relazione attraverso un’esperienza formativa insolita e coinvolgente, che lascia il segno. Progetti personalizzati e mentorship individuali Per le aziende che desiderano un intervento costruito su misura, è possibile attivare percorsi formativi personalizzati. Alcuni dei focus disponibili includono: Ogni intervento può essere progettato per accompagnare il team aziendale in un processo di rinnovamento culturale, visivo e comunicativo, contribuendo alla costruzione di una cultura della cura, della valorizzazione e dell’identità condivisa. Porta l’image coaching nel tuo team Integrare l’image coaching nella formazione aziendale significa investire nel benessere delle persone e nella forza della loro comunicazione. È un modo concreto per agire sulla sostenibilità relazionale e sulla qualità della presenza professionale. Contattami per costruire insieme il progetto più adatto alla tua realtà. Dal team building all’empowerment, dalla formazione tecnica alla valorizzazione umana: oggi, prendersi cura dell’immagine è un gesto di leadership.
Parte il PRO Beauty Bootcamp

Sono entusiasta di annunciare la mia collaborazione con la Make Up Academy di Michela Zitoli a Modena per il nuovo corso di formazione on-line dedicato ai Make Up Artist: il PRO Beauty Bootcamp. Un percorso professionale strutturato in 5 date con 4 focus formativi, pensato per chi vuole portare la propria carriera nel beauty al livello successivo. 30 aprile 28 maggio 11 giugno 7 luglio 10 settembre In diretta con le docenti su Zoom dalle 09:30. L’hai persa?Guarda le lezioni videoregistrate. Bonus -53% per l’acquisto del percorso intero – €1.480,00 €699,00 Da Make Up Artist a Beauty Coach In questo corso imparerai: Il modulo speciale sulla Consulenza d’Immagine, che avrò il piacere di tenere personalmente, è acquistabile anche singolarmente e si concentrerà sui prossimi argomenti: 👉🏻 Promo Early Bird attiva!Per un periodo limitato puoi accedere al corso a un prezzo scontato. 📌 I posti sono limitati, ti consiglio di bloccare subito il tuo: ➡️ Acquista qui il tuo posto Cos’è Professione Make Up Artist Professione Make Up Artist è la prima community italiana dedicata ai professionisti del make-up, fondata nel 2017 da Michela Zitoli e Silvia Calenic. Il sito, online dal 2016, è diventato il punto di riferimento per i make-up artist, superando i 2 milioni di visualizzazioni. Tra i suoi punti di forza c’è la prima mappa di geolocalizzazione dei make-up artist e delle accademie in Italia, oltre a una community di oltre 5.900 membri attivi, sempre in crescita. È uno spazio di formazione, confronto e crescita per chi lavora (o vuole lavorare) nel mondo beauty con approccio professionale e visione imprenditoriale. Un progetto che promuove anche campagne di sensibilizzazione per valorizzare il ruolo del truccatore. Tutte le info sul programma del corso sono disponibili qui: Vai alla pagina ufficiale del corso Ti aspetto al PRO Beauty Bootcamp per lavorare insieme sul tuo percorso di evoluzione professionale, partiamo il 30 aprile!
FOTO REPORTAGE BusinessCromia Office Style Workshop 17 ottobre a Milano

Riscopri il tuo stile in ufficio con il Workshop BusinessCromia Office Style! Un evento esclusivo dedicato alla consulenza d’immagine per chi desidera migliorare il proprio look business, sentirsi sicuri di sé e comunicare in modo efficace attraverso il proprio stile, in qualsiasi ambiente lavorativo, da quello più classico (come il settore bancario o assicurativo) a quello più creativo (marketing, retail, commerciale, customer care). Grazie a tutte per la partecipazione, scorri per scoprire le foto della serata a cura di Selene Maestri. Perché partecipare ai prossimi BusinessCromia Office Style Workshop? Cosa otterrai partecipando al prossimi Workshop BusinessCromia? L’EVENTO È ANDATO SOLD OUT Chi sono ? Mi chiamo Silvia Calenic, consulente d’immagine e formatrice con anni di esperienza nel settore della formazione make-up & cosmetica, styling e armocromia. Attraverso corsi, workshop e consulenze personalizzate, aiuto privati, professionisti e aziende a migliorare la propria immagine e comunicazione visiva. Ho ideato due metodi di consulenza d’immagine, Makeupcromia® e BusinessCromia® che sono dal 2023 marchi registrati.